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Full text of "Del contado della Martesana : dissertazione postuma"

DEL CONTADO DELL! MARTE 




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DISSERTAZIONE POSTUMA 



del Sac. Dott. GIOVANNI DO ZIO 



PUBLICATA 



dal Sac. GIUSEPPE PRESTINONI 



MILANO, 

Tipografia e Libreria Arcivescovile Ditta Giacomo Agnelli 

nel!' Orfanotrofio maschile 



1876 



PROPRIETÀ LETTERARIA 






AL LETTORE 



In offrirti, o benigno, la presente Dissertazione 
postuma , spero non ti sarà discaro le premettiamo 
alcuni cenni sulla vita e su li scritti dell'autore. 

Il sacerdote Giovanni Dozio, nato a Valmara bizan- 
tino, comune di Mondonico, nel 1798, fu professore 
di belle lettere, di eloquenza, e di scienze profane e 
sacre nei Seminarj diocesani, e da ultimo dottore e 
vice-prefetto riputatissimo della Biblioteca nostra Am- 
brosiana. 

Dotato di mente acuta, di sana critica, di gusto 
squisito, di poetica ispirazione, giovò non poco alla 
studiosa gioventù , e molte elette intelligenze gliene 
professano gratitudine. 

Dedicossi con ardore alle liturgiche discipline, e nel 
1855 diede in luce il Cerimoniale ambrosiano. 

Coltivò con speciale affetto gli studj storici, mas- 
sime del medio evo, ed, a prezzo di faticose peregri- 
nazioni e di pazienti ricerche, potè publicare le No- 
tizie di Vimercate e sua pieve (1853) e le altre di 
Brivio e sua pieve (1858). Stava raccogliendo con 
febbrile attività i Cenni storici anche su Missaglia 
e sua pieve, quando fu assalito dal crudo malore che 
a grado a grado lo spense. 

Eletto membro della Regia Deputazione sopra gli 
studj di storia patria, attendeva indefesso altresì a 
preparare per la raccolta dei « Monumenta historcei 
patria? » i documenti anteriori al mille, e lasciava 



55545 



V 



- 6 — 

due manoscritti preziosi entrambi per notizie attinte 
a fonti non prima esplorate: uno Su li scritti e di- 
segni di Leonardo, da Vinci; l'altro Sul Contado 
della Martesana ». 

Il primo di questi fu dato da noi alle stampe 
nel 1871, allorché inauguravasi nella nostra città il 
monumento a quel Grande, ed ottenne il suffragio dei 
dotti. 

L'altro, che è appunto la presente Dissertazione, 
viene in luce quale omaggio alle feste centenarie che 
di questi giorni si celebrano, perchè offre un adden- 
tellato alle gesta nefaste compiute fra noi dal trista- 
mente famoso Barbarossa. Giova sperare che anche 
questo lavoro troverà favorevole accoglienza. 

Il Dozio fu d'indole schietta, di carattere franco, 
talvolta fino a dispiacere, ameno nel conversare, ricco 
di sali epigrammatici, osservantissimo agli amici, cul- 
tore in sommo grado della giustizia, caldo di patria 
carità e di zelo per la religione ond' era degno mi- 
nistro. 

Pe' suoi coloni, più che padrone, mostrossi maestro 
e padre, e studiossi correggerne i pregiudizii agrarii, 
estenderne le cognizioni, alleggerirne gli stenti. E fu 
appunto a beneficio di questa classe sociale, tanto pre- 
ziosa e tanto depressa, ch'egli legava il non tenue 
suo censo. 

Una vita sì utilmente operosa egli chiudeva in Dio, 
ahi troppo presto!, nel nativo suo paesello il 5 di agosto 
del 1863, compianto da tutti i buoni. 

Di Milano _, il 23 di maggio del 1876. 

Prete GIUSEPPE PRESTINONI. 



Invece della promessa dissertazione storica sull'o- 
rigine delle Pievi neW Alta Italia, che non ho ancor 
condotta a termine, mando a V. S. la qui unita Bis- 
sertazione sul contado della Marlesana: oscuro argo- 
mento e povero di documenti e di notizie, ch'io ho 
tentato illustrare alla meglio, perchè argomento patrio, 
notando alcune inesattezze del nostro benemerito Giu- 
lini, che, solo fra gli scrittori delle cose milanesi, ne 
ha fatto qua e colà alcuni cenni nelle sue Memorie. 

E povera cosa, questa eh 3 io mando, è prolissa e 
minuta, ed ha interessi affatto locali: ma sono noti- 
zie date quasi tutte la prima volta, dalle quali ha pur 
qualche lume di riverbero anche il contado del Seprio, 
bello e tutto vergine argomento. 

S'Ella crede che possa, e solo all' ultimo posto , en- 
trar nel volume 0) questo mio tenue lavoro, ne di- 
sponga; — se no, me lo rimandi senza riguardo o 
tema ch'io ne possa aver dispiacere. So "pur troppo 
che desso è una povera cosa: ed io gli darò posto 
stampandolo in pochi esemplari, piccolo fra i piccoli, 
in qualcuno dei miei libri sulle Pievi milanesi. 

Giov. Dozio, 



(1) Monumenta historice patrio? edita jussu Caroli Alberti. — Au- 
gusta Taurinorum, e Regio Typograplieo, 1840 et seq., in fol. 



CONTADO DELLA MARTESANA 



Cni mediti a lungo un argomento storico, che s'attenga 
anche notevolmente alla corografìa e sia povero di docu- 
menti e di ricordi, e consideri bene ne' loro rapporti alla 
storia que' pochi documenti, e visiti più volte que' luoghi 
quasi ad interrogarli sulle passate loro vicende ; costui dalla 
famigliarità con que' luoghi sovente esplorati e dalla acuta 
considerazione di que' documenti , acquista, oso dire, certe 
intuizioni o certa sagacità di probabili congetture e divi- 
nazioni da riuscire infine a mettere in qualche buon lume 
il suo argomento, od almeno agevola ad altri la via di giun- 
gere a questo scopo. 

Tutto quel primo, ho fatto io, sempre che l'indole degli 
argomenti lo richiedeva ne' miei studii sulle Pievi briantine 
ed ora sul Contado della Martesana: se poi io abbia con- 
seguito il secondo, almeno con qualche soddisfazione de' miei 
lettori, lo giudichino essi stessi. Intanto a me basta aver 
premessa questa avvertenza, perchè al mio buon volere ed 
alla durata fatica sia perdonata qualche vana allucinazione, 
in cui facilmente posso essere incorso nello scrivere intorno 
a così povero ed ancora vergine argomento. 

Di questo sopra tutto ho fiducia, che non sarà indarno 
per qualche studioso indagatore delle patrie storie l'aver 
qui raccolti in uno ed esposti i cenni delle antiche carte e 



-lo- 
de' vecchi scrittori riguardanti la Martesana, e V aver notata 
qualche inesattezza del nostro Giulini 0), che del resto me- 
rita lode di scrittore assai diligente , sagace e coscienzioso. 



Della probabile origine del nome Mari-lana o Mar Urtami, 

e della probabile esistenza 
di due antiche tribù sulle rive del Larabro e dell'Adda. 



È credibile che in tempi assai rimoti, ch'io non oso deter- 
minare, nei territorii attuali delle pievi di Incino, Oggiono, 
Missaglia, Mariano e Cantù, e fors' anche in luoghi ad esse 
contermini a mezzodì, abbia avuto stanza una tribù d'uo- 
mini robusti, armigeri, d' indole risoluta e generosa, e incli- 
nati a vivere indipendenti. Che tali, almeno in epoche a noi 
più vicine, ci si fan conoscere i loro tardi nipoti, misti però 
già da tempo di romani e di barbari, da alcuni cenni de' 
cronisti e più spiegatamente dagli Atti delle visite arcive- 
scovili al secolo decimo sesto, ne' quali è registrato un cotal 
carattere morale dei popoli briantini: sono documenti mo- 
derni, lo so, ma che pure han qualche valore per chi con- 
sidera che i popoli agricoli o stanziali , sparsi nelle terre 
montuose, conservano a lungo l'indole, le tendenze, e gli 
spiriti proprii dell'origine loro. 

È credibile anco che nei già detti territorii, favoriti da 
tanta salubrità e mitezza di cielo, e da tanta ubertà del 
suolo, questa tribù crescesse e prosperasse, dissodando e col- 
tivando piani e colline, allevando armenti ed occupandosi 
di cacce in quelle lande, allora as^sai frequenti di boschi. 
E forse il suo capo luogo fu la terra chiamata poi Licino- 



(1) Memorie spettanti alla storia, al governo ed alla descrizione 
della città e campagna di Milano ne' secoli bassi, — Milano, Lom- 
bardi, 1854-57, voi. 7 in 8°. 



- il - 

foro ai tempi romani ed ora IncirtOj o più verisimilmente , 
con sistema federativo, ebbe a' luoghi centrali i moderni capo- 
pievi, la supremazia de' quali, per induzione analogica di simili 
esempi constatati dalla storia, deve certo risalire a lontanis- 
simi tempi, siccome appare manifesto a chi studii sull'origine 
delle pievi cristiane, surrogate, nelP alta Italia, agli antichis- 
simi pagi gentileschi in sul cadere del quarto secolo e ne' 
principii del quinto. 

E credibile infine che questa tribù, di genio indipendente 
e guerresco, s' avesse scelto a speciale patrono il elio Marte, 
e così pigliasser nome di maritane o martesane le genti e 
le terre di quel distretto. Perocché per simil modo altre 
genti o tribù, per esempio, del pago o distretto minerviOj e 
del pago verterlo j, ricordate nella tavola alimentaria di Tra- 
janoU), ebbero quel nome dallo speciale culto prestato a 
Venere o Minerva. Ecco pertanto assai verisimilmente i 
Marte sani o veneratori del dio Marte, marticianij martianij, 
martenses: ossia, ecco la Marte sana,, ampio pago o regione, 
avente per confini, presso a poco, a nord i monti d'Erba, 
Pusiano e Givate, ad est il Montebaro e il Sangenesio fino 
a Campsirago, poi la Molgora da Campsirago in giù fino a 
Beolco, Usmate e Vimercate; a mezzodì e ponente Monza e 
le pievi propinque a Milano, poi gli estremi lembi del con- 
tado del Seprio e dell'episcopato comense: assumo nomi e 
confini noti nel medio-evo per determinare in qualche modo 
confini più antichi. 

Inclino poi ad escludere da questa regione martesana, al- 
meno dal secolo ottavo in poi, cioè dall'epoca dei costituiti 
contadi in avanti, la Vallassina, o pieve della valle di Asso , 



(1) E abbastanza noto agli eruditi questa celebre tavola. « A limen- 
taria . . . non omnibus alimentariis debita fuisse alimenta; sediis so- 
luta, qui admissi sunt a Trajano primum ad perceptionera frumenta- 
riam, i. e., quinque millibus ingemiorum puerorum, quibus frumenta 
dari primus Trajanus instituit, uti discimus ex Plinii Panegyr. » 
(Hofmann , Lexicon universale, a. v.) 



— 12 — 

col rimanente territorio fino a Bellagio, ed anche, quali 
furono in antico le pievi di Garlate-Olginate ( i) , di Brivio, 
di Pontirolo- Verdello e Trezzo (2), ed almeno la parte orien- 
tale della pieve di Vimercate tra la Molgora e l'Adda. 

Perocché la Vallassina in una carta dell' anno 835 è dichia- 
rata compresa nel territorio di Milano, in pago Mediola- 
nensij e d'altronde per tutto il medio evo sembra aver fatto 
da se, governandosi con statuti suoi proprii, come feudo degli 
Arcivescovi di Milano, poi di signorili famiglie i Dalverme 
e gli Sfondrati. Il qual fatto, se non mi illudo, ci fa retro- 
cedere col pensiero a tempi più rimoti e sospettare un' an- 
tica indipendenza de' Vallassini e de' Bellagini dai Martesani, 
e quindi forse una distinta tribù. 

E quanto alle pievi già dette, queste da cenni delle vec- 
chie carte e da probabili congetture ci si dichiarano sog- 
gette nei secoli nono e decimo alla giurisdizione civile e giu- 
diziaria di Milano. Poi molto significa il fatto, che quei ple- 
bani d'ambidue le sponde abduane fino a tre e più miglia 
dentro terra, dal quinto secolo in poi ebbero comune la sede 
centrale del loro culto cristiano alle rispettive chiese bat- 
tesimali e matrici di Garlate, di Brivio e di Vaprio-Cano- 
nica o Pontirolo-vecchio. 

E, che vale anco, da studii e raffronti su quelle vecchie 
carte si rileva, che quei plebani medesimi dell'una e del- 
l'altra riva, signorie coloni, ebbero a lungo vicendevole co - 



(1) Garlate, ragguardevole terra in andati tempi e munita di fossati 
e di muri, fatti poi spianare dai Milanesi nel 1262, fu centro plebano 
fino dal quinto secolo: ma poi, dopo i guasti e le demolizioni del 12G2, 
essendo divenuto un umile villaggio, s. Carlo trasferì la sede ed il 
titolo prepositurale al prossimo Olginate. 

(2) Pontirolo-vecchio o Canonica diVaprio fu centro di una vasta pieve 
di rito patriarchino ed aquilejese dai tempi dello scisma dei tre Ca- 
pitoli fino a quelli di s. Carlo, che spense quel titolo e divise quella 
pieve nelle tre moderne di Verdello, Trezzo e Treviglio. V'ha ragion 
di credere che Vaprio e la sua Canonica, divisi dall' Adda ma con- 
giunti col ponte, formassero, come Brivio, un solo villaggio ne' primi 
secoli cristiani. 



— 13 — 

munanza di possessi e d'interessi fra loro e sovente vincoli 
di parentela: ne i vasti tenimenti dei Vimercati, a cagion 
d'esempio, si stesero mai ad occupare la Martesana, quale 
io l'ho definita, né i possessi dei ricchi martesani si allar- 
garono, oltre il cerchio martesano, ai territorii delle pievi 
suddette. Sicché a così fatti indizii ho per verisimile che 
questa convalle abduana, dal lembo vallassino o da Garlate 
e Chiuso in giù fino a Cassano 0), sia già in più lontani 
tempi stata albergo di famiglie fra loro collegate con spe- 
ciali vincoli, e forse di un'istessa tribù. 

Ed ecco perchè io credo probabile la esistenza di due di- 
stinte tribù, l'una sulle sponde del Lambro e l'altra su 
quelle dell'Adda, divise dalla Molgora, in tempi anteriori 
al dominio de' Romani fra noi. Quali poi sieno state le con- 
dizioni, quale il governo dei Martesani e de' loro vicini, quali 
i loro vicendevoli rapporti anche solo ne' tempi che prece- 
dettero di poco la venuta de' Romani nelPInsubria, io non 
oso indagarlo : sono tempi oscuri ed incerti, senza lume d' al- 
cun documento, sicché è opera troppo malagevole e forse 
vana l'avvolgersi fra quelle tenebre in cerca del vero. 

Torno adunque al nome di Martesana. So bene che il Si- 
gonio, e, copiando da lui, il Muratori ed il Sassi (2) hanno 
scritto che la Martesana era una marca j e che tal nome 
le potè derivare da qualche Martesio governatore della 
medesima. Ma giustamente il Giulini (3) ripudia cosiffatta 
opinione siccome al tutto gratuita, anzi contradetta dalla 



(1) È un fatto notevole che tra i possessi e diritti degli Arcivescovi 
di Milano fu anche il ripatico su ambedue le sponde dell'Adda da 
Brivio fino a Cavenago lodigiano: ripas Abduce ex utraque parte a 
Brivio nsque Cavenagum: così nella bolla di Alessandro III del 1162, 
publicata dal Frisi A-F. , Memorie storiche di Monza e sua corte , 
tom. II, pag. 65, col. 1. 

(2) Sigonio, De regno Italice, lib. VI in fine. — Muratori, Antichità 
Estensi, parte I, capo VI: e Antiqu. M. Aevi, I, 274. — Sassi, Archiep. 
Med. Ser., nella vita di Valperto. È anche da vedersi l'Ughelli nella vita 
dello stesso Valperto. 

(3) Memorie, ecc., IT, 315. 



— 14 — 

storia. Le marche, stabilite di solito ai contini di un regno, 
erano un gruppo di contadi e quindi una assai ampia di- 
stesa di territorii; sicché il governatore di una marca, avendo 
in giurisdizione assai più terre che il conte e quindi mag- 
giore potenza, fosse in grado di difendere quei confini. Oltre 
a ciò ciascuna marca, appunto perchè territorio più vasto, 
avea un capo luogo o cospicuo o notevole almeno, siccome 
sede e centro del governo. 

Ma né la Martesana fu aggregato di contadi, né v'ha me- 
moria od indizio d' alcun suo distinto capo luogo, e nei pochi 
cenni storici che la riguardano, anteriori al 1158, non le è 
mai dato il titolo di marca, e nemmen di contado: né per 
lei vale il dire, che le marche si componevano e scompone- 
vano ad arbitrio de' sopravegnenti sovrani; per ciò che la 
Martesana, in paragon delle marche, fu sempre regione as- 
sai limitata. Fonte poi di quell'asserzione, ripugnante alla 
storia e gittata là senza esame e senza cognizioni corogra- 
fiche, è stato in più luoghi delle sue croniche il nostro 
Fiamma, scrittore del secolo decimo quarto, semplice e di 
buona fede nelle cose che narra del suo tempo, ma troppo 
povero di dottrine storiche e senza critica nel raccogliere 
ed esporre le notizie de' tempi precedenti 0). 

So anche, e lo accenno di volo, che un Bernardo Sacchi, 
pavese, derivò il nome di Martesana da MartisamniSj fiume 



y 



(I) È noto per più esempii, che il Sigonio, scrivendo delle cose mi- 
lanesi, s'è troppo affidato alle confuse e spesso inesatte od infondate 
asserzioni del Fiamma. Questo cronista, nel Chronicon majus, ms. con- 
servato nell'Ambrosiana, al cap. 700, scrive: « Imperator Otho Val- 
pertum Archiep.... fecit duceva in ducatu bulgarice et comitem in co- 
mitatu seprii et marchionem in marchionatu marthesane. » All' in- 
contro nel capo VII del Manipulus florum, edito negli S. R. I., tom. XI, 
scrive: « Istos tres principatus maximos (Martesane, Sepri et Bul- 
garie) Otho imperator Communitati Mediolani donavit. » Vedansi an- 
che i capitoli 42, e 201. — Del Fiamma ben disse un tale, di cui non 
ricordo il nome: Multa sequor Flammae, centum quo? narrat ab annis 
(fa conto dal 1250 al 1350 circa): sed narrata prius non ego multa 
sequor. 



— 15 - 

degli Insubri (1); ma l'esistenza di un fiume di tal nome 
era solo nei sogni di quel pavese. 

E nemmeno assento al Giulini quando scrive, che crede 
più verosimile che la Martesana sia stata così chiamata 
da Castelmarte in pieve di Incino, ed aggiunge d' esser ben 
persuaso che attorno al 1033 il luogo principale della Mar- 
tesana fosse Castelmarte (2). Ometto che in più carte ed an- 
che in Gottofredo da Busserò (3), che derivò le sue notizie 
da vecchi registri, questo villaggio è anche detto Castro- 
martire o con simili storpiature: ma questo parmi valga 
molto, che Castelmarte al secolo undecimo era villaggio di 
nessuna signifìcanza, la cui unica Chiesa o piuttosto cap- 
pellai) era in quello stesso secolo, e fors'anche prima, soggetta 
alla Chiesa di Monza : il che mostra che dessa fu fondazione 
e possesso privato e patronale, non comunale o vicano, di 
cui il padrone fece dono al capitolo di Monza. Or come si 
concilia questo non aver avuto nemmen comunale ed indi- 
pendente la Chiesa colla importanza di un capoluogo di Mar- 
tesana ? — Né si dica esser credibile che qui avessero stanza 
i Conti di Martesana; perocché non v'ha scrittore, non v'ha 
carta che ci offra un sol nome di cotali Conti, ove più nomi 



(1) Hist. Ticin., lib. V, cap. II. — Male l'annotatore di Arnolfo nel 
tomo IV, S. R. Ly pag. 16, seguì questa falsa notizia, e male l'ha ri- 
petuta l'annotatore nei Mon. German. Zftst X, 14. — È poi strano il 
corso, che il Sacchi assegna a questo Martisamnis , che, sceso dai 
colli milanesi e comaschi, va ad irrigare i piani del Lodigiano, poi, 
poverissimo d' acque nelV estate, tumido e rigoglioso nel verno, si sca- 
rica nel Po: così non è né il Seveso, né la Molgora, né la Muzza, ma 
è tutt' insieme il complesso loro con di più il Naviglio della Martesana. 

(2) Memorie, ecc., II, 180: — III, 242. — Già il Fiamma nel Manip. 
florum , cap. VII , avea scritto : Castrum Martium, in quo erant nobi- 
lissimi marchiones, a quo castro tota contrata appellatur Martesana. 

(3) Liber notitioe Sanctorum et Ecclesiarum , etc. Ho diffusamente 
parlato di questo Codice inedito nelle Notizie di Vimercate e sua Pieve, 
pag. 90 e seg. 

(4) Così in vecchie carte. Cappelle eran dette a' quei tempi le pic- 
cole chiese de' villaggi: i privati che le fondavano, ne riservavano il 
patronato a sé ed ai propri discendenti. Le chiese fondate a spese 
del Comune o del vico o de' vicini, eran dette vicane. 



— 16 - 
abbiamo de' Conti del Seprio. — Né è verisimile che gli an- 
tichi Martesani ponessero il centro dell' ampia loro regione 
a quell'estremo lembo della medesima, e che nessun cenno 
e nessun indizio ne giungesse a noi ne' superstiti documenti, 
se quello era il capoluogo. Troppo umile villaggio fu Castel- 
marte anche in antico : se almeno fosse stato un capo pieve 
come lo fu Castelseprio, assentirei al Giulini di buon grado ; 
ma appunto perchè noi fu, non posso assentire. — Ben può 
essere piuttosto che in questo luogo ai tempi gentileschi 
sorgesse alcun delubro sacro al dio Marte, frequentato e 
solenne pei Martesani, e che di qui abbia avuto nome il 
villaggio : ma questa è una mera induzione, non avente l'ap- 
poggio d'alcuna iscrizione, né d'altro storico documento. 



Cenni delle carte e de' cronisti relativi alla Martesana. 



Fin qui del nome e de' probabili contini della Martesana. 
Importa ora metter dinanzi al lettore i cenni delle carte e 
degli scrittori nostri che la riguardano e dichiarano in parte 
que' confini medesimi. 

In documento del 931, publicato dal Tatti in fine a' suoi 
Annali di Como j I, 795, e ricordato anco nel Cartolario 
oriantinOj leggesi sottoscritto fra i testimonii un Redeuertus 
fil. quo. Leonis de Cremonaco, finibus Marticiane. Di qui 
si rileva che CremnagOj piccolo villaggio in pieve di Ma- 
riano, era nel territorio della Martesana j e ne consegue 
che tutta quella pieve era compresa in quel territorio; pe- 
rocché ciascuna pieve, rappresentando un antico pago o di- 
stretto, come nelP ecclesiastico così nel civile formava un solo 
tutto: che certo le antiche e primitive pievi cristiane, al- 
meno nell'Alta Italia, sono gli antichissimi pagi, siccome 
si raccoglie da iscrizioni e da altri ricordi storici. Anche 
Gottofredo da Busserò, che nel secolo decimoterzo, su vecchie 



- 17 — 

schede e memorie, compilò un registro delle chiese' della 
nostra diocesi, lasciò scritto : Colliate Martiane ecclesia sci. 
Carpophori: colla quale indicazione quel villaggio di Co- 
gliate della Marziana o Martesana nel Codice di Gottofredo 
è distinto da altri due omonimi, Cogliate in pieve di Mez-, 
zana, ora San-Pancrazio (in plebe Mezzana loco Colliate^ 
ecclesia sci. Pancratii monacharum)j e Cogliate in pieve di 
Seveso (in plebe de SevisOj loco Colliate^ ecclesia sci. Dal- 
mata ubi est monasterium) . 

Ora da raffronti fatti su carte monzesi, o inedite o pu- 
blicate dal Frisi (i), si rileva con certezza che quell'antico 
Cogliate della Marziana^ con una chiesa già dedicata a 
S. CarpoforOj è l'attuale San-Giorgio, vico di poche case 
posto presso il regio parco di Monza a nord-est, tra La-Santa 
ed il Lambro , dove eran altresì di que' tempi la chiesa di 
S. Giorgio, da cui ebbe poi nome il* villaggio, e poco lunge 
la chiesa di S. Alessandro al bosco „ che rifatta in tempi 
moderni sta ancora a questi dì sulla via che da La-Santa 
conduce ad Arcore, ed avea confinanti i territorii di Villolaj 
or Villa- San- Fior ano , e Vedano : tutte terre prossime a 
Monza. Dunque ai tempi di Gottofredo, ma più verisimilmente 
anche prima, perchè Gottofredo copiò vecchie memorie, la 
Martesana si stendeva sin presso Monza. È assai probabile 
però che l' aver compreso Monza e la sua pieve nelP antica 



(1) In pergamena inedita neir archivio capitolare di Monza, leggesh 
« In nom. Domini: 1244. In regimine Domini Uberti Macassole Pote- 
statis Mediol. Hec est enumeratio omnium terrarum rerum et iurium 
quas et que Ecclesia sci. Joh. de Modoetia habere reperta est in loco 
et territorio loci de Coliate, fagie porte horientalis, licet sit locus 
iuxta Lambrum.... Qui locus de Colliate et ejus territorium confinai. .. 
cum territorio de sca. Anastasia (La-Santa), item cum territorio burgi 
de Concorezio sive de sco. Floriano, item cum territorio burgi de Ar- 
curi usque ad flumen Lambri: quod flumen Lambri confinit et con- 
terminat territorium loci de Coliate a territoriis de Burgo Blassono 
et de burgo Vedano. » Che poi questo fosse il Cogliate colla chiesa 
di S. Carpoforo indicato da Gottofredo, si rileva dal raffronto con 
carte edite dal Frisi, Mem., ecc., II, 56, 91, 99, ecc. 

Del Contado della Martesana. 2 



— 18 — 

Martesana sia stata opera di Federico Barbarossa, come si 
vedrà più innanzi. 

Terzo a parlare di terre comprese nella Martesana è lo 
storico nostro Sire Raul, scrittore sincrono delle cose avve- 
nute al tempo delle guerre contro il Barbarossa: ei racconta 
che nel luglio del 1160 i milanesi di tre porte ascesero nella 
Martesana e presero Cesana e Cornate (correggi, Cornènó) 
ed Erba e Paravicino ed altri luoghi prossimi, poi si accam- 
parono attorno al castello di Carcano e misero alcuni fanti 
nel castello di Orsenigo (1). Senza dubbio in luogo di Cor- 
nate si ha da scrivere Corneno. 

Perocché, oltre che il testo di Sire Raul, quale fu stam- 
pato nella raccolta del Muratori da un' unica copia cartacea 
e recente, è sparso di lacune e di errori, massime nei nomi 
propri de' luoghi, siccome attesta il Muratori nella prefa- 
zione a quel libro e nota lo stesso Giulini, VI, 314 e 31 G, 
ed oltre che uno scambio così fatto di nomi si scorge assai 
facile nel copista ignaro de' luoghi, il contesto istesso e la 
coesione de' luoghi e de' fatti reclamano Corneno invece di 
Cornate. Giacché son terre finitime tra loro e che vengon 
di seguito l' una all' altra, Cesana, Corneno, Erba e Paravi- 
cino, e l'impresa de' Milanesi fu allora circoscritta a quel 
gruppo di villaggi e castelli indicati da Sire Raul e tutti in 
pieve d'Incino, e fu coronata poi dalla vittoria che ripor- 
tarono sopra Federico alla Tasserà, poco lungi da Erba, nel 
territorio di Alserio, verso Orsenigo. Se il Giulini avesse vi- 
sitato que' luoghi, certo l'acume suo avrebbe sospettato e 
raggiunto quello scambio manifesto di nomi, né estesi in quel- 
l'anno a Cornate i confini della Martesana (2), Cornate in- 
vece, assai discosto di là e propinquo a Trezzo, era allora 



(1) « Mense julio tres Portae.... ascenderunt in Martesanam, et ce- 
perunt Sezanam, et Cornate, et Herbam, et Paravisinum, et alia loca; 
et postea castra sua posuerunt circa castellimi de Carcano.... Et mi- 
serunt pedites... in Castello de Orsanigo, etc. » S. R. /., tom. VI, 
col. 1184. 

(2) Memorie, ecc., VI, 204 e 310 



-li- 
neila giurisdizione del Governatore militare di Trezzo, ove 
il Seprio e la Martesana erano nella giurisdizione del conte 
Gotzuvino (i), residente in Monza capo luogo allora, ma per 
breve tempo, di que' due territorii del Seprio e della Mar- 
tesana. 



Cenni di carte de' secoli nono e decimo 

che ascrivono al territorio di Milano, non alla Martesana, 

la Vallassina e le pievi di Brivio e di Vimercate. 



Ma al contrario, che le sopra indicate pievi della valle 
abduana fossero comprese nella Martesana, non solo non 
consta lìnora da alcun documento, ma invece da cenni di 
alcune carte si ha , che ne' secoli nono e decimo apparte- 
nevano al territorio di Milano. 

Ghe vi appartenesse la Vallassina colle rimanenti terre 
fino a Bellagio (2) lo dichiara una carta dell'anno 835: in 
pago mediolanensi villa quce vocatur Lemunta (3): questo 
paesello di Limonta con altri casali dipendenti, posti in 
Vallassina ed in territorio di Milano, furon da prima corte 
regia, data in beneficio dai re ai loro favoriti, poi donata 
nell'835 da Lotario al milanese monastero di S. Ambrogio, 
che la possedè lino all'epoca di sua soppressione. Che più? 
questa stessa corte di Limonta, con sei mansij è dichiarata 



(1) Questo nome fu malconciato dai Cronisti italiani; Goizone 1 
chiama il Giulini: io seguo gli Scrittori tedeschi. Radevico, canonico 
di Frisinga, scrive: « Comes Gotzuvinus, qui tunc comitatum Seprien- 
sem et Martesanum, iussus a principe, satis provide administrabat. » 
De rebus gestis Friderici I Imp. Aug. Lib. II, cap. 48, S. R. /., tom. VIo 
col. 823. 

(2) Anzi la stessa Como al secolo nono è dichiarata compresa nel 
contado di Milano in carta dell' 880, civitati comani comitato medio- 
lanense. V. Muratori, Ant. M. Aevi, V, 229, e Fumagalli, Cod. dipi. 488 

(3) Fumagalli, Cod. dipi, 173. 



— 20 — 

essere in territorio di Milano, in finibus mediolanensibus con- 
sistentis _, in carta di giudicato o placito dell' 880 (1). 

Similmente la pieve di Vimercate sul declinare del secolo 
nono era nel territorio di Milano. Perocché in diploma del- 
l' anno 876 leggiamo: quasdam casellas ad comitatum pa- 
piensem pertinente Sj quce reiacent in finibus. ..mediolanensis 
urbis in villulis quce antiquo vocabulo Cavannacum et Evor- 
nacum dicuntur (2) : que' villaggi di Cavanago ed Ornago in 
pieve di Vimercate son dichiarati essere nel territorio di 
Milano; comechè alcune case e beni posti in que' due vil- 
laggi , per" essere corte regia o possesso privato del re , 
prima d' esser donate da Carlo il Calvo ad Ansperto arcive- 
scovo nell'876, fossero state assegnate in amministrazione 
od appanaggio, pertinentes al conte di Pavia, anzi che al 
conte di Milano. — E lo era nel secolo decimo. Perocché 
in carta del 924, publicata dal Lupi, leggesi: Arioaldi de 
finibus mediolanensibus de Villa Caponago (3): Caponago 
adunque, in pieve di Vimercate, era territorio milanese. Ed 
anco la pieve di Brivio era nel contado di Milano. Così ab - 
biamo da carta bresciana del 966, publicata dall' Odorici (4), 
nella quale si legge di un Eriberto figlio di Melsone de co- 
mitato mediolanense locus Meliate : Merate era in pieve di 
Brivio, e quanto ai territorii ciascuna pieve costituiva, a 
così dire, un solo ente. 

Quanto poi alla pieve di Garlate, in diploma dell' 880 leg- 
giamo : Kasas et res illas omnes in integrum in Melianico 
et villa Clepiate quce pertinent de comitato rnediolanensi.... 
et quidquid ad partem comitatus mediolanensis in ipsis 
duobus locis et fundis pertinere videtur (5). Qui, come si 
conferma dal consenso d'altre carte, son certo indicati i pae- 
selli di Miglianico e di Capriate in pieve di Garlate (6): è 



(1) Lo stesso, Cod. dipi., 486. 

(2) Lo stesso, pag. 442. 

(3) Cod. dipi, bergom., II. 139. 

(4) Cod. dipi, bresciano, all'an. 966. 

(5) Fumagalli. Cod. dipi., 484. 

(6) V. Giulini, Memorie, ecc., I, 400, e IX, 23. 



- 21 — 
però vero che quelle forinole quce pertinente etc, esprimono 
unicamente che quelle case e beni di Miglianico e Capriate, 
siecome corte regia, da prima erano pertinenza od appan- 
naggio del conte di Milano 0). Qui non è dunque a far conto 
di questa carta; ma pure è molto credibile che anco la 
pieve di Garlate appartenesse al territorio di Milano: per- 
chè intermedia tra le terre lacuali della Vallassina e quelle 
della pieve di Brivio , e lembo non lungo , disteso sui due 
versanti della valle abduana. 



Fatti e vicende de' Martesani accennati dagli storici, 

dal 1000 al 1158. 



Vengo ora a dire di pochissimi fatti de' Martesani accen- 
nati brevemente da qualcuno de' nostri Scrittori, ed intesi, 
siccome pare a me, un po' troppo largamente dal Giulini, che 
talvolta è anche inesatto nelle formole, con cui nell'Indice 
delle sue Memorie riassume le notizie della Martesana. 
Non sarà inopportuno il proporre all' esame del lettore que' 
cenni, che d'altronde, nel complesso loro, presentano un 
brano della storia delle terre nostre, non ancora esposto 
da altri, sicché io ne dirò alquanto largamente. 

I primi ricordi storici de' fatti e delle vicende de' Marte - 



(1) Dal raffronto di più diplomi, che riguardano questa donazione 
de' beni di Miglianico e Capriate, si rileva che quei due mansi furon 
da prima una corte regia, assegnata dal re in appannaggio al conte 
di Milano, poi donata verisimilmente nell'835 da Lotario, donatore 
anco de' beni di Limonta, al milanese monastero di S. Ambrogio, con- 
trastata forse da Alberico conte di Milano verso 1' 880, e rivendicata 
allora e confermata, confìrmamus, dal re Carlo , se pure non fu da 
lui donata in quest'anno medesimo. Vedansi quei diplomi ai detti 
anni nel Codice del Fumagalli, ed alcune note nel Cartolario brian- 
tino, dove è da correggersi nel senso qui sopra espresso la erronea 
interpretazione già da me data alle su citate parole del diploma. 



— n — 

sani datano solo nel secolo undecimo. Arnolfo, istorico no- 
stro, abbastanza colto ed accurato, ma breve e rapido, che 
scrisse, sul declinare di quel secolo, anche come testimonio 
di veduta dal 1018 in poi, racconta che al 1035, essendo 
arcivescovo Ariberto, Martesani e Sepriesi e più altri com- 
militoni del regno d'Italia, vennero in ajuto di alcuni mi- 
liti o valvassori milanesi, che, ribelli ad Ariberto, erano 
stati vinti e cacciati a forza da Milano 0). Il Giulini, all'ap- 
poggio di quel testo, scrive: « Facilmente gli abitatori del 
contado di Seprio e della Martesana, che già del pari come 
i Milanesi, sottrattisi in gran parte dal governo dei loro Conti, 
si regolavano a guisa di Republica, si accordavano co' ne- 
mici della città di Milano, desiderando di sottrarsi intera- 
mente anche dal dominio di essa e reggersi da se ; e tanto 
fecero col tempo, che, se non del tutto, almeno in gran 
parte vi riuscirono (2). » Io penso che da quelle premesse di 
Arnolfo non conseguano cotali troppo larghe deduzioni : penso 
in quel contesto esser cenno, non de' due popoli Martesano 
e Sepriese , ma de' valvassori o militi , stanziati ne' proprii 
castelli della Martesana e del Seprio : son militi che soccor- 
rono a militi, commilitone s j conducendo bensì all'impresa 
alcuni lor uomini d'arme, ma sempre per fatto di privati , 
mossi da eguaglianza di grado e d' interessi , da amicizia , 
da aderenze, non per fatto publicamente deliberato dagli 
abitatori del Seprio e della Martesana , de' quali non consta 
per alcun documento che allora avessero alcuna publica rap- 
presentanza. È poi vero che il Seprio ebbe conti , almeno fino 
al 1023 (3), e che a Milano di que' tempi, anno 1026, eragià 



(1) « Quibus (urbis militibus, vulgo valvassoribus) inox subveniunt 
Martiani ac Seprienses, pluresque regni commilitones, prsecipue Lau- 
denses. » Arnolfo, lib. II, cap. X, S. R. I., tom. IV. 

(2) Mem.y III, 279. — Più d' uno, dopo il Giulini scrittore di tanta e 
ben meritata autorità, ha poi ripetuto che la Brianza nel medio evo 
fu una piccola republica. 

(3) « Rodulfus comes comitatus Sepriensis, » in carta del 1023 pu- 
blicata da Zaccaria, Monast. d' Arona, pag. 122, e Mon. Hist. Pat. 



— 23 - 

un Consiglio cittadino moderatore, ma non so in qual mi- 
sura, della publica cosa con a capo l'arcivescovo (0. 

Ma non consta che la Martesana avesse un conte né al- 
lora, né prima d'allora; sicché è a credere che fosse sog- 
getta a Milano : Martesana era nome e pura espressione di 
un dato territorio. Segue a dire Arnolfo, che al 1042, es- 
sendo ancor vivo Ariberto, Martesani e Sepriesi accorsero 
in ajuto de' militi milanesi contro il popolo (2): que' militi o 
nobili, combattuti dal popolo e forzati ad uscire da Milano, 
eransi riparati e muniti in sei luoghi forti, oppiala,, propin- 
qui alla città. Ecco di nuovo i nobili^ castellani nella Mar- 
tesana e nel Seprio, muovere con proprii dipendenti in soc- 
corso de' nobili espulsi da Milano: ecco signori farsi in ajuto 
dì signori contro un popolo. Se, come erano allora nel 
popolo milanese tendenze e conati e moti republicani, così 
un inizio di republica fosse stato nel Seprio e nella Marte- 
sana, non so comprendere come un popolo movesse contro 
un popolo in favore di nobili. Era dunque un fatto di pri- 
vati queir ajuto, non un moto republicano de' Martesani e 
Sepriesi: eran signori di queste terre, che, usi a dominare, 
correvano con qualche mano d'armati in soccorso di si- 
gnori similmente usi a comandare e veggenti a malincuore 
che il popolo sentivasi in forze e voleva ormai dividere quel 
comando. 

Dopo questi cenni non trovo ne' Cronisti notizia de' Mar- 
tesani fino al 1158: ma questa è notizia che ha rapporti 
retrospettivi cui importa esaminare; e di più stabilisce la 
unione dei due territorii Martesano e Sepriese in un solo 
contado, sperata da Federico per fini politici, a danno dei 
Milanesi. 

Racconta adunque Sire Raul , nostro scrittore sincrono , 
che Federico, dopo il primo assedio di Milano e la resa de' 
cittadini e la pace fatta con essi nel 1158, licenziato l'eser- 



cì) Arnolfo, Histor. mediol, lib. II, cap. X, in S. R. /., tom. IV. 
(2) Id. ibid., cap. XVIII. 



. i 



— 24 - 
cito, nel settembre di queir anno andò a Bolgiano, posto a 
cinque miglia da Milano, in pieve di S. Donato, e dopo otto 
dì venne a Monza, terra allor soggetta a Milano, dove fece 
accordi con Martesani e Sepriesi, che, guadagnati da lui 
con carezze e promesse e molto denaro, si staccarono dai 
Milanesi, ai quali aveano giurato (fedeltà) e coi quali erano 
in grande numero stretti in parentela (0. 

È fuor di dubio che queste gite dell' astuto Barbarossa pel 
territorio milanese miravano a distaccare quelle genti dalla 
obbedienza a Milano ed a spogliare per tal modo quella 
città degli ajuti e vantaggi che le venivano dall'antico e 
naturale e vasto territorio. 

Ora il Giulini , accennando a questi fatti (2) , scrive che 
prima d'allora gli abitanti del Seprio e della Marte-sana 
erano alleati coi Milanesi: ma perchè egli afferma solo e 
non adduce documento o testimonio di scrittore, io non mi 
so indurre ad ammettere questa alleanza. Per me quel ju- 



(1) « Iniperator, dato exercitui commeato, secessit Bolzanum eum 
familia, et ibi stetit octo dies; et postea ascendit Modoetiam, et ibi 
moratus est plus octo diebus; et ibi fecit concordiam cum Marte n- 
sibus et Sepriensibus, data eis maxima pecunia; et sic dereliquerunt 
Mediolanenses, quibus iuraverant, et quibus erant innumerabilibus 
parentelis conjuncti. Et dedit eis Comitem Gozionum (Gotzuuinum), 
quem de illis Comitatibus investivit. Postea... perrexit Tritium, et 
in eo posuit milites centum, quibus prseposuit Chunradum de Maze 
et Rodegerium.... Prsedicti Chunradus et Rodegerius.... coeperunt pos- 
sessiones Mediolanensium, quas babebant in partibus Addua8, pertur- 
bare, atque depopulari, et fodrum toilere, et alias impressiones {pre- 
potenze, offese) in personis et rebus rusticorum et civium facere us- 
que ad Plebem de Segrate. » Sire Raul, sive Radulpbus mediolanensis, De 
rebus gestis Friderici I in Italia, presso Muratori, S. R. Ital, VI, 
col. 1181. Ciò che Federico poi fece a Monza coi signori Sepriesi e 
Martesani ci è buon fondamento a sospettare che prima l'abbia ten- 
tato coi Baziani in quell'andata e fermata di otto giorni a Bolgiano 
o S. Donato: perocché da documenti (in vero posteriori ma pur con- 
cludenti) si vedrà che Bolgiano, ossia San -Donato, capo pieve, era 
luogo della Baziana. Così almeno si spiegano queir andata e quel sog- 
giorno di Federico co' suoi a Bolgiano: ma dal silenzio di Sire Raul 
pare siano stati infruttuosi: forse perchè i signori di quelle terre della 
Baziana, così propinque a Milano, erano coi Milanesi. 

(2) Memorie, ecc., VI, 167. 



- 25 - 
raverant vale un giuramento di fedeltà, quale di vas- 
sallo a signore, chiesto forse di nuovo all'avvicinarsi mi- 
naccioso del Barbarossa , e prestato da Martesani e Se- 
priesi alla republica milanese: e lo prestavano senza dubio 
i maggiorenti, voglio dire i toparchi e signori, milites^ poi 
i consoli de' borghi ed anche de' piccoli comuni; tutti già da 
tempo soggetti e tributarii alla republica milanese. Peroc- 
ché, essendo Milano dal 1050 al 1150 salita grado grado a 
tanta floridezza e potenza, da aver poi voluto assoggettare 
al suo dominio anco i vicini Lodigiani e Comaschi , fino a 
demolirne le città, non è credibile che da verso il 1100 in 
poi permettesse che le fosse sottratto e diviso in piccole 
republiche indipendenti lo stesso suo proprio territorio, pos- 
seduto, come consta dalle carte, prima d' allora. Si aggiunga 
che a que' tempi le nostre città, nel lento e progressivo co- 
stituirsi a republica, avevano obbligato i signori di contado 
a farsi cittadini, alternando almeno il loro soggiorno fra la 
città e la campagna: si aggiunga, che allora i conti rurali 
ormai eran rimasti nuli' altro che ricchi proprietarii col 
nudo titolo di conte : s' aggiunga infine , che , riguardo al 
territorio milanese , Lecco ed altri luoghi forti , posti fuori 
della cerchia del Seprio e della Martesana, erano allora in 
sudditanza e possesso di Milano; sicché i Milanesi, appena 
previdero quel grave turbine di guerra che contro loro 
avrebbe mosso Federico, li aveano muniti a grandi spese con 
nuove opere di difesa e presidiati di milizie, siccome rac- 
conta Sire Raul (i). Quel suo passo, guasto certamente da 
copisti nei nomi proprii de' luoghi, non si comprende tutto a 
precisione, né io, per quanto vi abbia meditato sopra e con- 
getturato per sanarlo, ho potuto venirne a capo: ma dal 
contesto si rileva abbastanza, che i Milanesi tenevano allora 
in possesso o dominio più luoghi posti oltre il Seprio e la 



(1) « Mediolanenses reaedificando turres et castellorum muros, eto.... 
Insuper in montanis partibus custodiendo Rocham de Leucho, et 
tres Ardegnos, Orognium, et Coperram, et Ripam Sancti Vitalis, et Oro- 
nam et alia multa loca. » S. R. I., tona. VI,' col. 1179. 



— 26 - 

Martesana: e per questo si fa ancor più credibile che la 
Martesana , intermedia tra Lecco e Milano , fosse del pari 
suddita a questa republica. D' alleanza de' Martesani e Se- 
priesi con essa mai non parlano gli scrittori d'allora, ove 
pur ricordano, che alleati con questa republica erano già 
da tempo i popoli dell' Isola-comacina 0) : pugno di genti , 
ma armigere, valorose ed indipendenti, siccome nobile avanzo 
e generosa discendenza di famiglie insubro-latine colà rico- 
veratesi col loro meglio dai piani e dai colli insubri all'e- 
poca delle invasioni barbariche; ed è forse questa una delle 
cause delle loro lunghe simpatie pei Milanesi, coi quali fu- 
rono collegate gran tempo nel medio evo (2). — Per me 
adunque quel juraverant non importa un' alleanza giurata, 
ma solo un giuramento di fedeltà prestato da' Martesani e 
Sepriesi, militi e popolani, proprietarii e coloni, tutti soggetti 
allora e tributarii a Milano, siccome si vedrà anche più in- 
nanzi per un capitolo della pace di Costanza. 

Federico, guadagnati a sé con doni e con promesse i mag- 
giorenti del Seprio e della Martesana, fece accordi con essi. 

Senza dubio non tutti si accordarono con lui que' signori 
Martesani (3). Noi fecero, per esempio, né i Pirovano, né i 
Vimercati, né i Confalonieri (4): né altri lo avran fatto caldi, 



(1) « Est in lacu Cumano Insula...., hominibus bellicosis referta...., 
amica Mediolanensibus, et multo tempore per foedus conjuncta. » Ra- 
devicus, lib. II, cap. 28, e lib. I, cap. 41 , in Muratori, S. R. L, tom. VI, 
col. 808 et 776. 

(2) Del resto, anche a questi popoli d'oltre-Como rispetto a Milano, 
è ben da applicare quell'assioma storico, che le alleanze son fatte a 
scacco: voglio dire che quei popoli d'Isola o Pieve d'Isola comacina, 
della pieve di Dervio ed altri Lariani di colà, perchè minacciati di 
continuo nella propria indipendenza dai Comensi, avean naturale 
l'alleanza con Milano contro Como, ed a Milano similmente impor- 
tava aver alleate quelle genti d' oltre-Como contro i Comensi , per 
così stringerli in mezzo. 

(3) « Proceres et Varvassores. » Carta del 1169 presso Frisi, Mem. 
IL, 67, col. 2. 

(4) Ciò risulta ampiamente da carte sincrone e da più cenni dei 
Cronisti, che qui non importa riferire. 



— 27 — 

come quelli, di amor patrio e di forti propositi e nobilmente 
sdegnosi del giogo straniero. Altri lo avran fatto a malin- 
cuore e intimiditi, e coir animo pronto a staccarsene ad una 
buona occasione. Altri poi lo fecero o per ambizione ed in- 
teresse, od anche per malevolenza ed ira a Milano, che avea 
scemata la potenza de' conti, de' capitani e de' valvassori. 
Fra i partigiani di Federico a quel tempo io metto, co' suoi 
molti aderenti, la famiglia de' conti del Seprio, allor rima- 
sti conti di solo nome , ma ricchi di possessi , che difesero 
con valore e costanza contro i Milanesi la rocca di Casti- 
glione presso Varese 0): metto quell'Algiso abbate di Civate 
e perciò signore di molte terre vassalle al monastero , che 
fu caldissimo in tenere le parti di Federico e n' ebbe poi 
nel 1162 un diploma di protezione e conferma de' suoi pos- 
sessi (2) : e metto anche quel Guido , arciprete di Monza, che 
similmente nell'aprile del 1162 ebbe formale investitura di 
beni e giurisdizioni feudali in varie terre della Martesana 
da Benedetto d' Assia a nome di Federico (3). Coli' arciprete 
Guido e coli' abbate Algiso, anime fiacche, io credo che Fe- 
derico prodigasse in carezze a farli suoi anima e corpo e 
dell'antipapa Vittore: così soglion fare i principi ed i mi- 
nistri di principi in simili occasioni; e noi n'avemmo esem- 
pii dopo il 1848. Pare anche che il clero di Varese aderisse 
al Barbarossa ed a Vittore : certo fu con essi caldissimo par- 
tigiano un Landolfo, arciprete di Santa Maria del Monte sopra 
Varese, ed uno della famiglia de' conti del Seprio (4) , ai quali 
die allora in mano il villaggio ed il castello del Monte, luogo 
già per se fortissimo : per lo che V arcivescovo Galdino, dopo 
sconfìtto ed umiliato Federico a Legnano e caduti i suoi 
seguaci, tolse di ufficio e di posto quello scismatico Landolfo, 



(1) Vedi Sire Raul, opera citata, col. 1185. 

(2) id., ma. 

(3) Frisi, Memorie storiche, ecc., tom. II, pag. 63, col. 1. 

(4) I membri del clero regolare e secolare a quei tempi erano quasi 
tutti di nobili famiglie; ed è perciò che troppo spesso li vediamo 
mescolati nelle publìche cose per favorire privati interessi. 



— 28 — 

e sostituì arciprete a S. Maria un Pietro da Busserò, dia- 
cono della metropolitana, derogando per quella volta al di- 
ritto o privilegio del clero plebano di Varese, dal cui seno 
era stato preso per lunga consuetudine in addietro l'arci- 
prete di Santa Maria; e ciò a punir, come pare, la mostrata 
adesione di quel clero allo scisma, col seguir Federico e 
l'antipapa 0). 



Il contado sepriese-martesano ed il distretto militare di Trezzo 
costituiti da Federico Barbarossa nel 1158. 



Per più cause adunque molti de' signori, ecclesiastici e 
laici, nelle terre del Seprio e della Martesana, e consoli di 
borghi e piccoli comuni aderirono al Barbarossa e fecero 
accordi con lui: ed egli a que' due contadi (quest'è la prima 
volta ch'io trovo dato alla Martesana un tal nome) die per 
governatore Gotzuvino, ch'era insieme capo militare, con 
residenza in Monza, come pare, e con al fianco consigliere 
ed uomo d' azione Guido conte di Biandrate , versatile uomo , 
che a seconda del vento ora stava coi Milanesi che l' avean 
fatto loro concittadino, ed ora con Federico. 

Da Monza, tolta alla sudditanza de' Milanesi e molto fa- 
vorita, Federico passò in Trezzo, e in quel forte castello 
pose un presidio di cento militi, de' quali die il comando a 
Corrado di Maze e Rodegerio, due suoi fidati. Dal contesto 
di Sire Raul, che ci narra di ciò, pare che a costoro abbia 
anco dato il governo delle terre all'intorno fino alla pieve 
di Segrate (2): certo è che essi non tardarono a recar danni 
alle possessioni de' Milanesi in quelle terre, ad esigere il 



(1) Vedi i relativi documenti accennati al capo IV dell'opuscolo di 
Nicolò Sorniani, Notizie del Sacro Monte sopra Varese. 

(2) Sire Raul, opera citata, presso Muratori, S. R. L, tom. VI, col. 1182. 



— 29 — 
fodro ed a commettere vessazioni contro rustici e cittadini. 
È probabile quindi, che a questo governo militare, la cui 
sede era a Trezzo, appartenessero anco le pievi di Vimer- 
cate e di Gorgonzola e tutta l'ampia pieve di Pontirolo,di 
cui eran parte Trezzo e le terre adiacenti : perocché è noto 
che le pievi erano, e furono lungo tempo da poi, divisioni 
territoriali anche nell'ordine civile. 

Abbiam dunque, per opera di Federico, fusi in uno i due 
contadi o territorii del Seprio e della Martesana, col capo 
luogo a Monza (l): ed era questo un accorto divisamento 
contro i Milanesi a spogliarli di notevol parte del loro ter- 
ritorio; era pel Seprio un richiamo, e per la Martesana un'ap- 
plicazione del prisco vincolo feudale, che legava sempre più 
quelle terre e quelle genti all'Imperatore, da cui derivava 
ed era conferito quel contado, tolto ai Milanesi, e dato al- 
lora ad un tedesco. Abbiam anche il distretto militare di 
Trezzo ed assai verisimilmente comprese in quello le tre 
pievi di Pontirolo, Vimercate e Gorgonzola: ma a quale 
delle due giurisdizioni appartenessero le pievi di Brivio e di 
Garlate non trovo indizio su cui fondarne alcuna conget- 
tura. 



(1) L'accorto Federico ben vide che Monza, propinqua a Milano, 
era opportuno punto d'appoggio a' suoi intendimenti contro questa 
formidabile città: perciò la fece sede al governo di quell'ampio con- 
tado sepriese-martesano, e largheggiò con essa di favori e prima e 
dopo l'eccidio di Milano: la abbellì anco di qualche nobile edificio. 
Radevico, lib. I, cap. 44, scrive: « Quam Ecclesiam (Modoici, o piut- 
tosto Modicice), iamdiu a Mediolanensibus subactam ac fere destru- 
ctam, pristinae libertati reddidit. » È perciò da credere che Federico 
si avesse anco guadagnata tutta l'amicizia dell'Arciprete e del Capi- 
tolo monzese, ricchissimo allora di possessi e di giurisdizioni feudali 
nell'alto milanese. 



— 30 



Ancora delle vicende e de' fatti de' Martesani dopo il 1158. 

Federico intanto, dopo tenuta nel novembre una solenne 
dieta a Roncaglia, nell'aprile del seguente anno 1159, sve- 
lando ormai l'intenso suo odio contro i Milanesi, in Bologna 
li dichiarò ribelli all' imperio e condannò i loro beni al sac- 
cheggio e le persone loro alla servitù: volea ad ogni costo 
disfarsi di questo popolo potente e temuto. I Milanesi adun- 
que, che ben conoscevano Federico, mossero i primi alle 
difese, e raccolto l'esercito, il 18 d'aprile si portarono a 
Trezzo, e in capo a tre giorni espugnato il castello, tradus- 
sero a Milano prigioni Rodegerio e più militi tedeschi, con 
molto denaro ivi già messo a custodia da Federico. Gotzu- 
vino, ch'era a Monza governatore militare del contado se- 
priese-martesano, dovè star cheto e rassegnarsi a quel fatto. 

Così fu accesa la seconda guerra tra i Milanesi e Fede- 
rico , le cui varie fazioni a me non appartiene riferire al let- 
tore: io ne sceglierò solo ciò che riguarda i Martesani e dà 
lume ai fatti ed alle vicende loro. Al quale scopo ricorderò, 
che, morto al primo di settembre del 1159 Adriano IV, gli fu 
dato per successore Alessandro III a grande maggioranza 
di voti: pochi cardinali, e fra questi un Imaro francese, 
monaco cluniacense, poi cardinale toscolano, un Guido di 
Crema, cardinale di S. Calisto, ed un Giovanni de Mer corte 
pisano, cardinale di S. Martino, proclamaron papa, col nome 
di Vittore IV, Ottaviano di monte Celio, romano, amicis- 
simo a Federico: costui ambizioso e sopramodo audace, al 
cospetto di quell'augusta assemblea, strappò di dosso ad 
Alessandro il manto pontificale e lo si indossò per farsi ri- 
conoscer papa: ma avendolo a lui levato a forza un sena- 
tore, egli n'ebbe pronto un altro da un suo cappellano, già 
da prima preparato e recato a tale intendimento, e se lo 
indossava per la fretta a rovescio, quando, aperte all'im- 
provviso le porte della basilica vaticana in cui stavano, ir- 



— 31 - 

ruppe, con alla testa i due ambasciatori imperiali Ottone 
conte palatino e quel nostro già noto Guido conte di Bian- 
drate, una turba di clero e di popolo e d'uomini armati, che 
gridando e infuriando proclamavan papa Ottaviano; sicché 
attoniti e spaventati Alessandro e tutti i suoi fuggendo si 
raccolsero nella mole Adriana 0). Dall'insieme di questi fatti 
strani e violenti è manifesto che tutto avveniva per con- 
certi già presi da chi voleva papa un amico dell'imperatore: 
ed è probabile assai che lo stesso Federico ci avesse messo 
del suo, consigli e denaro. Ma la canonica elezione di Ales- 
sandro fu generalmente riconosciuta da principi e popoli in- 
dipendenti da Federico. Questi j scrive il tedesco Voigt, fu 
così ardito da citare Alessandro ed Ottaviano al suo co- 
spetto in Pavia j dove nel febbrajo del 1160 avea fatto adu- 
nare un conciliabolo di vescovi, o suoi sudditi o parziali 
suoi d'altri stati, e dove anima e motore di tutto era lo 
stesso Ottaviano, che fu riconosciuto per vero papa. 

Ma Alessandro scomunicò l'antipapa e Federico e tutto 
quel conciliabolo di Pavia, ed al 27 dello stesso febbrajo una 
tale scomunica fu publicata a Milano nella Metropolitana, 
dove nel seguente marzo furono similmente scomunicati i 
rettori e consoli di più città lombarde, del Seprio e della 
Martesana. Così narra Sire Raul, ma confondendo un po' 
le cose: perocché rettore del Seprio e della Martesana era 
allora un solo , Gotzuvino (2) , nò credo che la Martesana 
avesse consoli con giurisdizione su tutto il territorio , mentre 



(1) Comechè io mi dilungassi alquanto dal mio scopo, pure ho vo- 
luto accennar le circostanze riguardanti l'origine di quello scisma 
ch'ebbe tanti seguaci in Lombardia e rivela le male arti di Federico. 
Vedansi il Ciaconio ed i suoi continuatori che attinsero a nuove fonti: 
Vitce Pont, et Card., voi. I. col. 1012, 1048, 1051, 1071, 1104 et seq. Già 
a tempi di Adriano IV i cardinali Ottaviano, Guido e Giovanni erano 
stati spediti a Federico in qualità di legati, ed eransi, imperatore e 
legati, odorati a vicenda ed incontrati nel genio: i successivi eventi 
fan poi sospettare che l'accorto Federico avesse guadagnati quelli 
uomini ambiziosi a far causa comune con lui. 

(2) Op. cit., col. 1184. 



— 32 - 

avean pur consoli le città lombarde, ed anco li ave ano al- 
cuni borghi e villaggi del Seprio e della Martesana. Sicché 
il Giulini è inesatto, scrivendo nell'Indice alla voce Marte- 
sana, Suoi rettori e consoli scomunicati. 

Intanto tra i Milanesi e Federico andava innanzi la guerra; 
ma era una guerra di piccoli fatti e rappresaglie: che al- 
l'imperatore non erano ancor giunte le milizie di Germania, 
per tentare qualche maggior fatto. 

Nell'aprile di quell'anno, 1160, forse allo scopo di ripren- 
dere Trezzo, egli alla testa di un corpo di Lodigiani si portò 
a Pontirolo, e ne prese e mise a fuoco e rovine il castello 
che più non risorse, e demolì similmente il bel ponte che i 
Milanesi aveano a grandi spese rifabbricato sull'Adda: poi 
tornò a Lodi: ma qui, dolente d'aver lasciata a Pontirolo 
intatta la chiesa plebana e la annessa canonica, che, ben 
munite e difese da molta gente, non avea potuto prendere, 
vi tornò, e le prese, e di là passato a Fara, espugnò anche 
dopo un lungo conflitto quel forte (1). Poi, venuto più ab- 
basso lungo l'Adda, e veduti sull'altra sponda soldati mi- 
lanesi, non tentò più oltre, e pare, pe' fatti sorvenuti, che 
di là si riparasse a Como. Ma poi nel seguente maggio gli 
imperiali, venuti nell'agro milanese all' intento di guastarvi 
le biade, commiser prede e devastazioni in villaggi e ter- 
ritorii de' signori milanesi od affezionati a Milano. Lo rac- 
conta Sire Raul (2), ma anche qui inesatto e confuso, anche 
per colpa del copista , come credo. Io così lo intendo : Federico, 
mossi i suoi da Como al prossimo Vertemate, di qui scese fra 
il Seveso e il Lambro, ne' territorii di Briosco, Verano, e Meda, 
scorrazzando co' suoi e guastando colline e campagne: poi 
calando più in giù, guastò biade e legumi ne' territorii di Le- 
gnano, Nerviano, Ro, ed altri luoghi: finché comparso alle 
difese l' esercito de' Milanesi pronto a combattere , Federico, 
stimando più opportuno il ritirarsi, incendiate per via alcune 



(1) Giulini, Memorie, ecc., voi. Ili, pag. 559. 

(2) In Muratori, R. I. S., tom. VI, pag. seu col. 1184. 



— 33 - 

case a Bareggio ed a Morimondo, andò co' suoi a Pavia. Fu 
dunque una corsa devastatrice per le terre martesane e se- 
priesi da Como a Pavia, sue amiche città. E leggendo io di 
que' guasti e di quelle arsioni, commesse intorno a Meda ed 
a Morimondo, sospetto che l'antico e ricco monastero delle 
benedettine di Meda e l'altro de' cisterciensi di Morimondo 
stessero pei Milanesi e pel legittimo papa Alessandro. 

Né i Milanesi ristavano. Ho già fatto cenno dell' andata 
loro nel luglio del 1160 a prendere villaggi e castelli nella 
Martesana, devoti a Federico o tenuti da' suoi aderenti, Ce- 
sana, Corneno, Erba e Paravicino : queir impresa fu compiuta 
colla battaglia vinta dai Milanesi alla Tasserà contro l'im- 
peratore, che dovè ritirarsi a Como co' suoi: ma quelli non 
valsero a prendere il castello di Carcano, ben munito e di- 
feso con pertinacia dagli imperiali. In quelle fazioni i Mila- 
nesi ebbero validi ajuti dai terrieri d'Erba ed Orsenigo, che 
furono poi premiati con privilegi d' indennità durati a lungo CO; 
stavano invece con Federico anche soldati e militi marte- 
sani : ed è verisimile che allora molto s' adoperasse, con uo- 
mini dipendenti e denaro, a favore di Federico, cui era de- 
votissimo, Algiso abbate di Civate (2). 

I Milanesi tentaron anche fazioni nel Seprio per ricupe- 
rarne le terre ribelli, e recaronsi con buona mano di soldati 
nelle pievi di Appiano, Varese ed Ar risate; ma indarno as- 
sediarono il forte di Castiglione validamente difeso dai si- 
gnori già conti del Seprio e da altri militi aderenti a Fe- 
derico (3). 

Fin qui una guerra, lo ricordo ancora, di piccoli fatti. Pe- 
rocché Federico non avea seco che pochissimi tedeschi e 
pochi italiani; ma gli giunse poi da più parti dell' alpi l'eser- 
cito, e potè allora andar contro a Milano, e la assediò (1161), 
e colla fame la obbligò ad arrendersi a discrezione (marzo, 



(1) Op. cit., col. ead. 

(2) Op. cit., col. 1185. 

(3) Op. cit., col. 1185. 

Del Contado della Martesana. 



— 34 — 

1162): poi decretò demolirne innanzi tutto le formidabili mu- 
nizioni ed i publici edifìcii. Vennero allora uomini sepriesi 
e martesani a rovesciar le torri e le difese di Porta nuova , 
e non quella sola, ma altre volte ad intervalli fra l'anno 
vennero ad imperversare contro le deserte e nude mura delle 
case: che tanto acceca gli animi l'ira di partito 0). 



La Martesana divisa in due regioni , 
dai tempi del Barbarossa in poi, come pare. 



In due documenti, l'uno del 1298 e l'altro del 1344, re- 
cati nel Chronicon Hurniliatorum del Tiraboschi (2), vediamo 
divisa in due regioni la Martesana : l' una è detta fagia seu 
provincia de medio ^ di mezzo j e comprendeva le pievi & ; 
Bollate, Desio, Agliate e Cantù, e quasi per intero la pieve 
di Missaglia fino alla Molgora: l'altra è detta de ripa Ab- 
duce infra j e questa, da Garlate e sua pieve stendendosi 
in giù fino a Cassano, comprendeva le pievi di Brivio, Vi- 
mercate e Gorgonzola, con Cernusco Lombardone, con Trezzo 
e la restante pieve di Pontirolo di qua dall' Adda, con Piol- 
tello in pieve di Segrate, e Cassano. 

Così si ebbero ampliati d' assai a levante e più a mezzodì 
i confini dell'antica Martesana, divisa in due, la centrale e 
la abduana sulla destra dell'Adda. 

Ma quando avvenne dessa questa ampliazione? Io credo 
avvenisse ai tempi di Federico primo, che scompose, poi ri- 
compose ampliando il contado della Martesana; e a Trezzo, 
forte luogo sul!' Adda, non solo ne stabilì la sede, ma vi ag- 



(1) Op. cit., col. 1186. 

(2) Tiraboschius Hieronymus , Vetera Humiliatorum monumenta , 
voi. I, Dissertationis septimae Pars prima, pag. 377, § XLV, et pag. 386, 
| LUI. (Mediolani, Galeatius, 1766-68, voi. 3 in-4.°) 



— 35 - 

giunse giurisdizione su tutto l'episcopato bergomense: il che 
disponeva, io penso, specialmente in odio de' Milanesi, 

Ciò si rileva dal Morena, scrittore di que' tempi: il quale 
racconta, che Federico, dopo rovesciata Milano, innanzi al 
tornare in Germania colla moglie (settembre, 1164), avendo 
già scomposto di nuovo in due quel contado sepriense-mar- 
tesano, donò il contado del Seprio a Gotzuvino, e nel borgo 
di Trezzo, fatto sede d' un'ampia giurisdizione amministrativa 
e militare, mise podestà Ruino, un tedesco suo devoto, pre- 
potente ed avaro, cui assegnò il governo di tutta la Mar- 
tesana, di tutto l'episcopato bergomense, anche fino a Ri- 
volta 0). È credibile, che, ampliata allora d'assai la Marte- 
sana, emergesse la distinzione fra l'antica o centrale, de 
medio j e la recente od abduana, de ripa Adduce infra. 

Sol presso a tre anni governò qual rapace violento po- 
destà, ma il nome di martesane rimase poi alle terre at- 
torno a Trezzo ed a Vimercate. Che iniziata nel 1167 a Pon- 
tida la lega lombarda contro Federico, Milanesi e Bergo- 
mensi, stanchi per le vessazioni e le ribalderie di Ruino, 
mossero in quell'anno medesimo all'assedio di Trezzo, do- 
v' egli era annidato con pochi Tedeschi e pochi Lombardi e 
molto denaro dell'imperatore, e nell'agosto lo presero: poi 
vinto pochi anni dopo (1176) lo stesso Federico a Legnano 
e celebrata la pace a Costanza (1183), riebbero i Milanesi 
per patto tributaria eli nuovo, col Seprio ed altri minori con- 
tadi, tutta la Martesana (2). 



(1) Morena Otto, Hìsloria rerum laudensium, in Muratori, R.I. S. 
tom. VI, col. 1125. 

(2) Id. ibid. 



— 36 — 



Degli ultimi cenni che de'Martesani 
si leggono negli Scrittori delle dose milanesi. 



Esporrò adesso come io intenda gli ultimi cenni, che de' 
Martesani si trovano nei nostri Scrittori e si riferiscono al 
secolo decimo terzo ed al seguente. 

I contadi del Seprio, della Martesana, e di Lecco, e qual- 
che altro ricordati come tali nel diploma di Federico del 
1185 rimasero da poi per lunghissimo tempo nella piena 
giurisdizione ed intera dipendenza da Milano, formando la 
vasta campagna milanese. 

Ma qui, limitandomi, come debbo, alla Martesana, io non 
so dire con fondamento, se e in quale delle sue terre fosse 
un centro di amministrazione del territorio , o sede d' alcun 
giudice o messo della republica milanese. Di ciò nulla io ho 
trovato negli Scrittori e Cronisti , nessuna carta , nessun ri- 
cordo in proposito fra i molti storici documenti a noi per- 
venuti del secolo decimo terzo. Inclino però a credere che 
nel vasto territorio delle due Martesane fossero due centri 
d'una tal quale amministrazione, per esempio, a giudicar 
le cause civili e criminali, forse solo di minor rilievo, a pro- 
mulgare ordini e statuti spediti da Milano , a provedere che 
a Milano dai territorii de' villaggi e de' borghi fosse con- 
dotta la prescritta quantità di granaglie a mantenervi l'a- 
bondanza. Questi centri erano, come pare, Cantù capo della 
Martesana di mezzo o superiore, e Vimercate capo dell' A b- 
duana o inferiore. In questa credenza m'induce un cenno 
del Fiamma, il quale, descrivendo lo sfilare delle varie 
schiere componenti l'esercito milanese, veduto sur una torre 
da Federico II nel 1239, al giungere di quei di Cantù è di 
Vimercate con Marziani, fa dire da un milite a Federico: 
Questa è la Martesana j e fa esclamare a Federico: Oh 
quanto numerosa è questa Martesana! Il modo del di- 



— 37 — 

pinger le cose è poetico, ma credo che in fondo esprima il 
vero (i). 

Premesse le quali cose, mi giova anco ricordare, che le 
discordie cittadine, durate a lungo in Milano tra nobili e 
popolo, poi tra Ghibellini e Guelfi, uscivan talvolta, come 
era naturale, ad involgere ne' guai la soggetta campagna, 
dove molti nobili aveano tenimenti e castelli ben muniti, e 
coloni ed aderenti. Perciò anco l'ampia Martesana, frequente 
di popoli e di signorili castelli, fa talvolta teatro a queste 
gare di fazioni ed a brutti e feroci fatti. Ora a queste par- 
ticolarità appunto si riferiscono i brevi cenni, che de' Mar- 
tesani, dal 1200 in poi, ci hanno lasciati gli scrittori delle 
cose milanesi. 

Così, a cagion d'esempio, la società che attorno al 1224 
fu in Milano de' capitani e valvassori Martesani , non fu al- 
tro che una fazione o partito di signori, possidenti nelle 
terre martesane ed abitanti in Milano. Fazioni o partiti erano 
similmente allora tre altre società, quella de' capitani e val- 
vassori milanesi, quella de' mercanti milanesi, e quella de' 
capitani e valvassori sepriesi, ciascuna delle quali avea un 
capo o podestà o pretore : tutte malaugurate divisioni e tri- 
sti esempi di discordie cittadine. 

Un altro esempio. Al 1257 i nobili milanesi, usciti fuor di 
Milano per togliersi al prevalente partito popolare, eransi 
riparati nel castello di Seprio : e allora trecento militi della 
Martesana vennero a difesa loro. Era sempre una guerra di 
partiti fra i nobili ed il popolo di Milano; e quelli trecento 



(1) In questa credenza, che Cantù a que' tempi fosse capo della 
Martesana di mezzo, mi conferma il seguente riflesso. Nel trattato di 
pace conchiuso nel 1225 tra i nobili e il popolo di Milano è fatto cenno 
di Cantù e di Lecco e delle terre ad essi soggette. « Statuì che Cantu- 
rio et Lecco con le terre sottoposte ad essi borghi. » Corio all'anno 
1225. Lecco e Cantù eran dunque capo e centro a terre rispettiva- 
mente comprese in un dato territorio e sotto una rispettiva giuri- 
sdizione. È quindi verisimile che Cantù fosse già allora capo della 
Martesana di mezzo. 



— 38 — 

non erano Martesani di varia condizione, ma militi o nobili, 
capitani e valvassori, che, ostili al popolo, venivano a di- 
fesa di nobili e facean quello che aveano già fatto, con 
pessimo esempio, altra volta i loro maggiori. 

Quelle fazioni tra nobili e popolo durarono acerbe in Mi- 
lano dal 1222 fin verso il 1262; prevalse il popolo, che da ul- 
timo aveva a signori i Torriani; e in quel periodo d'anni nelle 
terre martesane furono demoliti, perchè asilo di nobili, i ca- 
stelli di Vaprio, di Pirovano sopra Missaglia e di Verano, 
che più non risorsero; poi il castello di Tabiago in pieve 
d'Incino, vasto e ben munito, dove furon fatti prigioni dal 
popolo milanese presso a novecento nobili, molti de' quali eb- 
bero mal line; poi furono spianati i muri e colmato il fosso 
de' borghi di Brivio e di Garlate (non Gallarate ) e verisi- 
milmente, con altri luoghi forti sulle sponde dell' Adda, fu di- 
strutto allora il castello di Lavello quasi di contro ad 01- 
ginate. 

Fatta poi la pace tra nobili e popolo, in quel breve tempo 
che succedette d'ordine e di tranquillità, vediam raccolti 
dalla Republica milanese nel Seprio e nella Martesana sol- 
dati per le imprese a riprender Novara ribellatasi (1272), e 
il castello di Boffarata in Valtellina (1273) usurpato con vio- 
lenza da un Venosta al vescovo di Como, a cui fu reso. 

Sopravennero i Visconti contro i Torriani, e quel vecchio 
fermento delle discordie cittadine si riaccese gagliardo, as- 
sumendo nome e colore di guelfi e ghibellini : la parte guelfa 
era capitanata dai Torriani, non per sentimento, ma per po- 
litica, poi, caduti questi, dai Papi, che mandavan legati in 
Lombardia, sovente alla testa di milizie; la ghibellina ebbe 
a capo i Visconti, ai quali perciò fu d'uopo sostener lunga 
lotta, sospesa a quando a quando da brevi paci, contro i 
legati pontifici. Allora i nobili della città e campagna mi- 
lanese, che in tempi addietro aveano, solo in piccol numero, 
seguita la parte popolare, si diviser tutti tra guelfi e ghi- 
bellini, a norma degli interessi, delle parentele, degli umori 
o che so io. Aveano il sopravento or gli uni ed or gli altri; 



— 39 - 

e fu quello un lungo periodo di mali e di sventure per Mi- 
lano e la soggetta campagna. 

Quindi nell'ampia Martesana (0, come che in alcuni luoghi, 
per esempio, nelle pievi di Cantù con Galliano, di Incino e 
di Garlate, prevalesse la parte ghibellina, in altri, come in 
quelle di Missaglia e Vimercate, la guelfa; tuttavia erano 
di continuo qua e colà armati l'un contro l'altro guelfi e 
ghibellini, l' un signore contro il vicino, l' un villaggio contro 
l'altro. E perciò frequenti arsioni di campagne e di case e 
sorprese violente e rapine e ferimenti ed uccisioni. Questi 
furono i guai che nel secolo decimo quarto e ne' principii 
del seguente desolarono in gran parte le terre martesane, 
e gli avanzi de' castelli e delle torri, onde sono ancora sparsi 
sui colli ed alla pianura, ne fanno testimonianza. 



Del nome di Monte di Bricmza, 
surrogato ad una notevol parte del territorio martesano. 



Non conosco ancora alcun documento officiale anteriore 
al secolo decimoquinto, in cui sia espressa la locuzione Monte 
di Brianza come rappresentativa di un notevole territorio. 
Ma da scritti di quel secolo si rileva che allora un tal nome 



(1) « Marthesana, quse tertia pars agri mediolanensis est. » Così 
scrisse sotto Tanno 1313 Giovanni da Germenate, rozzo ma schietto cro- 
nista, che narrò le cos3 milanesi dal 1307 al 1313. V. in Muratori, S. 
R. L, IX, col. 1283. 

Al 1356 la pieve di Missaglia era ancora nella Martesana, come si 
rileva dal seguente documento di quell'anno, registrato nel voi. 32 
delli Atti delle visite arcivescovili in quella Pieve: « Instantibus Pro- 
posito et Canonicis intrinsecis et extrinsecis ecclesia© s. Victoris de 
Massalia, sapiens vir dominus Christophorus de Buzachis de Rips le- 
gum doctor, Martesanae Vicarius, » intima ai Comuni e Consoli di 
quella Pieve, ne' quali la chiesa di Missaglia avea possessi, che fac- 
cian consegna di tutti quei beni. 



- 40 — 

Monte di Brianza era dato al territorio collettivo delle pievi 
di Incino, Oggiono, Garlate, Brivio, Missaglia ed Agliate. 
Valga per tutti la attestazione dello storico contemporaneo 
Tristano Calchi, il quale lasciò scritto che la regione lunga 
circa venti miglia tra Como e Lecco al 1490 volgarmente 
si chiamava Monte di Brianza (i). 

All'incontro, pel tenore di un decreto di Galeazzo conte 
di Virtù dell'ottobre del 1385 (2), è da credere che il nome 
di Martesana fosse rimasto a terre della pianura milanese: 
perocché vi leggiamo, che la Martesana colla Baziana, avente 
a capitano o governatore un Piosello da Seratico, compren- 
deva la corte di Monza colle pievi di Bruzzano, Bollate, Desio, 
Gorgonzola, Mezzate, Vimercate, Segrate, S. Donato, S. Giu- 
liano, Locate, Rosate, Decimo e Settala; credo che delle ul- 
time sei pievi si componesse il territorio della Baziana. 

Ma pure quel nome di martesane alle terre montuose 
dell'alto milanese era ancor dato a quando a quando nel 
secolo decimoquinto, mentre nell'uso volgare s'andava len- 
tamente surrogando quell'altro di Monte di Brianza. E per- 
ciò non solo ad un precedente decreto di Galeazzo del giu- 
guo del 1385, in cui è cenno di famiglie delle pievi di In- 
cino, Oggiono, ecc., fu premesso il titolo Gratia concessa 



(1) « Media ea (inter Comum et Leucum), quse viginti milliaria pro- 
currit, peninsula, qua continenti hseret, Briantise mons vulgo vocita- 
tur. » Così nel libro Nuptice auguste, etc., a pagina 110: quelle nozze 
furono celebrate nel 1493. Con tale delimitazione il Calchi comprese 
nel Monte di Brianza anco la Vallassina. E prima nel nono libro delle 
Storie milanesi, a pag. 186, lo stesso Calchi, descrivendo i limiti della 
Martesana ai tempi del Barbarossa, ed escludendone, a torto però, il 
territorio dei Monti di Brianza, avea scritto: « Martnesanam dicimus 
planitiem, quse Lambrum inter et Abduam ac montes a Briantia, olim 
oppido, muncupatos interjacet, cujus caput est Vicus mercatus. » De- 
terminandone così i confini, egli ha descritto la Martesana de' suoi 
tempi, non quella de' tempi di Federico, ed ha confermato che al cadere 
del secolo decimoquinto le terre montuose dell'alto milanese avean 
nome collettivo di Monti di Brianza. 

(2) Antiqua Ducurn Med, Decreta (1654), pag. 87. 



- 41 — 

certis hominibus et parentelis Marthesance 0) , ma anche 
in Codicetto ms., giudicato meritamente del 1450 o in quel 
torno, lessi queste parole : « Baptista da Monte habita a can- 
tori (canturio) in Marthesana (2). » 

Che adunque il nome di Monte di Brianzaj ed anco di 
Brianza puramente, sia stato dato in addietro e tuttora si 
conservi ad una regione più o meno estesa nell' accettazione 
e nell'uso comune, la quale fa già territorio mar tesano J è 
cosa manifesta per quel che s' è detto, e notissima a quanti 
abitano l'alto milanese; ma non son note deipari l'origine 
e l'epoca certa di quel mutamento di nomi. 

Mi sia adunque permesso di qui esporre una mia opinione 
in proposito, voglia o no accettarla il lettore. A nord della 
valle occidentale di Rovagnate e poco lunge da quel vil- 
laggio sorge un colle il cui nome è Brianza e verisimil- 
mente in più lontani tempi Barianza, di cui il più vecchio 
ricordo da me rinvenuto è in un diploma di Federico Bar- 
barossa del 1162. Su quel colle è una chiesa antichissima 
dedicata a s. Vittore, che fu già centro parochiale ai popoli 
di Nava, Bestetto, Brianzola, Peslago, Perego, Rovagnate, 
Ohe, Giovenzana, Cagliano e terre limitrofe tino alla Molgora 
da Mondonico a Monticello. Questi popoli, soggetti in addietro 
alla parochia plebana di Missaglia, per esserne troppo di- 
scosti, aveano implorato ed ottenuto dalla curia arcivesco- 
vile nel 1429 d'esserne smembrati ed ascritti canonicamente 
alla cura di S. Vittore di Brianza, che fu detta la cura del 
Monte di Brianza. Ora io credo che da questo fatto e dal- 
l' importanza di quel colle, fatto centro parochiale a più Co- 
muni, sia derivato l'uso di accennare quei del Monte di 
Brianzaj e che il significato di una tal locuzione, nell'uso 
comune, siasi a grado a grado allargato a comprendervi 



(1) Ant. Due. Med. Decr., pagina 77. Le famiglie accennate in quel 
decreto avean domicilio e possessi nelle pievi d'Incino, Oggiono, Bri- 
vio, Vimercate, ecc., come si ha da più documenti che le riguardano. 

(2) Augastinus Rippa, De genealogia Nobilium de Rippa : questo co- 
dicetto è posseduto dall' ing. Cesare Riva-Finolo. 



— 42 - 

poi, fuor dei limiti parochiali, i vicini abitanti delle terre 
montuose fino ad inchiudervi in decorso di tempo le sei pievi 
qui sopra enunciate. Quest'è, come io credo, la probabile 
origine della locuzione collettiva Monte di Brianza, nata ed 
invalsa nell'uso nel secolo decimoquinto, e detta poi Uni- 
versitas Montis Briantice. 

Questa formola divenne poi officiale j come abbiam da 
più carte ed appare anche dai Commenti di Orazio Carpani 
agli Statuti di Milano, Vicarius Montis Briantice (o Brian- 
zee), ecc. (i). 

E il nome di Martesanaj scomparso affatto dall'antico e 
primitivo suo territorio montuoso, restò al tutto dimenticato. 
E scomparve da poi in tempi più recenti lo stesso nome an- 
che dal territorio della pianura, di cui era capo Vimer- 
cate, e restò solo al Naviglio della Martesana ( 2 ), che fu 
così detto, perchè iniziato attorno al 1460 e condotto verso 
Milano pel territorio allora martesano sotto il duca Fran- 
cesco Sforza e mercè gli studii d'un illustre architetto mi- 
lanese, Bertola de' Novati. 



(1) V. Commentarla ad statuta, etc, t. 11, cap. 96, ediz. del 1585. 
— In carta del secolo decimoquinto ho trovato che Barzanò era re- 
sidenza del Capitano generale del Monte di Brianza, poi lo fu del Vi- 
cario. 

(2) A questi dì il comune di S. Agata in pieve di Gorgonzola, per 
andar distinto da altro omonimo, assunse opportunamente raggiunto 
di Martesana. 



CONCL_USlON 



Le cose fin qui esposte o discorse parmi si possano rias- 
sumere nei seguenti corollarii. 

I. La Martesana fu una regione tra Como e Milano, abi- 
tata in antico da genti, le quali, perchè verisimilmente pre- 
stavano speciale culto al dio Marte, ebber nome di marte- 
sane. 

IL All'epoca delli stabiliti contadi rurali sotto i re Franchi, 
la Martesana fu nome puramente geografico, non contado 
con giurisdizione; perocché nelle fonti storiche nou si ha 
cenno o ricordo né di contado nò di alcun conte che l' abbia 
governata. 

III. Anzi dobbiam credere, che fosse territorio soggetto a 
Milano e compreso nella giudiciaria o giurisdizione comitale 
di quella città, e, risalendo addietro ai tempi del dominio 
longobardo, nella giurisdizione del duca di Milano, il quale 
potè mandare qualche scabino (o giudice) qua o colà per le 
cause di piccol momento. 

IV. Che poi nella prima metà del secolo dodicesimo la 
Martesana sia stata una piccola republica, siccome dopo l'as- 
serzione del Giulini è senza prove ripetuto da molti, non ci 
permetton di crederlo né la ignorazione del capoluogo (il 
quale era dunque Milano), né il silenzio di tutti i fonti della 



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storia su di ciò, ne la gran potenza di Milano, che colle 
guerre comensi e lodigiane mirava a dilatare la sua cam- 
pagna, a tutelarne meglio i possedimenti di confine, ad esten- 
dere le sue irrigazioni ed usufruttarle in una sfera più larga. 
E certo erano quasi tutti signori milanesi, alternanti il loro 
soggiorno anche alla campagna, quei che dal secolo decimo 
in poi aveano ville e castelli ed ampii poderi nella Marte- 
sana. E questa Martesana per tutto quel periodo era una 
regione sparsa di frequenti sì ma piccoli borghi e villaggi e 
casali, senza un capoluogo cospicuo, senza comode vie, senza 
industrie di conto, senza commerci: e i suoi abitanti non 
eran altri che signori e coltivatori di terre soggetti a que' 
signori (cives et rustici _, secondo Sire Raul). 

V. Sul declinare del 1158 Federico Barbarossa, estesa fino 
a Monza ed alle terre propinque l' antica Martesana ed uni- 
tovi il contado di Seprio e postovi al governo un solo, che 
verisimilmente avea sede in Monza, ne formò il contado 
sepriese-martesano : creazione che durò solo fino al 1164: 
nel qual anno, dopo aver rovesciata Milano e dispersine gli 
abitanti, isolò ancora il contado di Seprio, ed ampliò di nuovo 
la Martesana col comprendervi, esclusa però Monza, il di- 
stretto militare di Trezzo, ove stabilì il capoluogo dell'ampio 
contado. Ed ecco allora le due Martesane, delle quali è cenno 
in documenti di tempi di poco posteriori, la antica o medi- 
terranea, per così dire, de medio j e la abduana o di qua 
dall' Adda, a ripa Abduce infra. I Milanesi poi, dopo vinto 
Federico a Legnano e conchiusi con lui i trattati di pace del 
1183 e 1185, avendo riacquistata la sudditanza dell'antico 
loro territorio provinciale , conservarono in uno que' nomi 
delle due Martesane, che eran puri nomi di territorio ; e ca- 
piluoghi delle medesime furono Cantù e Vimercate. 



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VI. Sul declinar poi del secolo decimoquinto, mutando nome 
e confini, più terre dell'antica Martesana, la centrale o di 
mezzo, preser nome di Monte di Brianza ., che riman loro 
ai dì nostri nell'uso volgare; e Cantù, che ne fu esclusa, 
cessò d'esserne il capoluogo. Poi in tempi più vicini, per le 
indotte nuove divisioni territoriali, il nome di Martesane 
scomparve anche dalle terre abduane, di cui era stato capo 
Vimercate. 



Nota. 

Secondo il Muratori, Ann. X, 478, e il Giulini, Meni. VI, 468, il 
nostro santo arcivescovo Galdino Sala, colpito da apoplessia, rendè 
l'anima a Dio il 18 d'aprile del 1176. Ma il Dozio, in questa Disser- 
tazione, pag. 27, ne ragiona in modo che pare siasi attenuto piut- 
tosto ad Alfonso Ciaconio, il quale, nelle Vitce et res gestce Ponti- 
fìcum romanorum et Cardinalium , tom. I, col. 1087, scrisse: « S. Gal- 

dinus animam Deo reddidit anno salutis 1177, vel anno 1178 , 

seu ex aliis 1175. ... ; sed hac in re tabulis et actis Ecclesiae Me- 
diolanensis fides habenda est. » 



FINE, 



Pag. 5, lin. penult., in vece di historcei leggi historice. 



INDICE 



Al lettore pag. 5 

Al signor Promis » 7 

Del Contado della Martesana » 9 

Della probabile orìgine del nome Martiana o Marticiana, 
e della probabile esistenza di due antiche tribù sulle 

rive del Lambro e dell' Adda » 10 

Cenni delle carte e de* cronisti relativi alla Martesana » 16 
Cenni dì carte de' secoli nono e decimo che ascrivono al 
territorio di Milano , non alla Martesana, la Val- 
lassina e le pievi di Brìvio e di Vìmercate . ...» 19 
Fatti e vicende de' Martesani accennati dagli storici, 

dal 1000 al 1158 » 21 

Il Contado sepriese-martesano ed il distretto militare di 

Trezzo costituiti da Federico Barbarossa nel 1158 . » 28 
Ancora delle vicende e de' fatti de' Martesani dopo il 1158 » 30 
La Martesana divisa in due regioni, dai tempi del Bar- 
barossa in poi, come pare » 34 

Degli ultimi cenni che de 3 Martesani si leggono negli Scrit- 
tori delle cose milanesi » 36 

Del nome di Monte di Brianza , surrogato ad una notevol 

parte del territorio martesano » 39 

Conclusione » 43 



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